Eddie Hara – Tra zen e punk
Valérie Ziegler, nuage
Guardano le sue opere e i suoi autoritratti, ci si potrebbe aspettare un punk. Oltre alle orecchie ricoperte di piercing, Eddie Hara si distingue anche per i suoi abiti molto colorati e gli occhiali Corbusier.
Quando lo incontriamo, però, dalle casse del suo stereo risuona l’ultimo album di CocoRosie. Le note malinconiche delle due sorelle americane, accostate alle pennellate di Eddie, sono pressoché meditative. Il quasi settantenne sprigiona una calma contagiosa, e non solo quando dipinge.
Eddie Hara nel suo atelier. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Eddie Hara nel suo atelier. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
L’artista basilese con radici indonesiane è noto, tra l’altro, per i suoi enormi murales. Il più lungo supera i 70 metri e si trova nel quartiere di Erlenmatt.
Oltre all’Art Jakarta, per la quale sta attualmente lavorando, espone regolarmente anche all’Art Basel Hong Kong e all’Art Singapore. E naturalmente anche a Basilea. Ad esempio nell’Artstübli.
Eddie Hara è conosciuto per i suoi murales. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Eddie Hara è conosciuto per i suoi murales. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Sommosse e punk
Giacarta ha un ruolo doppiamente importante per Eddie Hara, che è cresciuto nella città indonesiana di Salatiga, sull’isola di Giava.
Inoltre, l’artista ha svolto i suoi studi prima all’Indonesian Institute of Arts (ISI) di Yogyakarta e successivamente ha frequentato l’Akademie voor Beelden Kunst Enschede (AKI) nei Paesi Bassi. Ma questa è stata solo una delle numerose tappe nel viaggio di Eddie dalle mille sfaccettature. Nel 1991 tentò la fortuna a Los Angeles, ma non resistette neanche cinque mesi. «Sono rimasto abbastanza per sposarmi», dice con tono scherzoso. Insieme alla moglie è poi tornato in Indonesia, dove ha consolidato sempre più il suo stile artistico individuale. Eddie è diventato sempre più critico dal punto di vista sociale e politico: «A L.A. si respirava aria di sommosse», ricorda. «Per la prima volta nella mia vita ho provato paura quando ero da solo per strada.
L.A. si racconta come una città multiculturale. Ma negli anni Novanta l’atmosfera era molto tesa, tra tutti i gruppi di migranti.»
«Sono stato il primo punk nel mio campus.» Eddie Hara
Anche la musica ha ispirato la sua arte: «Sono stato il primo punk nel mio campus.» Ma allora un po’ punk lo è! Circa 14 anni fa ha scoperto la sua vena artistica.
A quei tempi, oltre che sul suo blocco per gli appunti, che da allora porta sempre con sé, dipingeva anche sui quaderni delle sue compagne e dei suoi compagni di classe. «Alcuni di loro si arrabbiavano davvero. Oggi probabilmente rimpiangono di non aver conservato le mie opere d’arte», dice con tono scherzoso.
Contro corrente per convinzione
Con le sue opere Eddie Hara ama andare contro corrente. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Con le sue opere Eddie Hara ama andare contro corrente. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Non solo suo padre, un ex ufficiale militare per il quale la disciplina era sempre al primo posto, non approvava la sua scelta professionale: «Anche i miei due fratelli non vedevano nell’arte altro che un passatempo. Almeno fino a quando entrambi rimasero al verde e vennero a chiedermi un prestito.»
Non c’è da meravigliarsi che Eddie abbia un occhio così critico per la società. «Forse ho trovato la motivazione per andare contro corrente, proprio perché ero la pecora nera della famiglia.»
«Forse ho trovato la motivazione per andare contro corrente, proprio perché ero la pecora nera della famiglia.» Eddie Hara
La morte di suo padre lo ha spinto ulteriormente a cercare il successo.
Mentre dopo la pandemia si è confrontato con il tema della solitudine, oggi è particolarmente ispirato dal fenomeno della generazione Z: «I giovani hanno così tante possibilità che molti di loro non sono più in grado di concentrarsi su un obiettivo», afferma. «La scelta è semplicemente troppo vasta. Come si fa a sapere ancora cosa si vuole, chi si desidera essere? E perché si dovrebbe volerlo sapere, se oggi si può essere una cosa e domani subito un’altra?», racconta riflettendo. «Ci sono anche le 1001 questioni mentali... eh intendo ordinarie! Esci, discuti e gioca con i tuoi vicini; con la tua famiglia, con i tuoi amici, metti via il computer e vivi la vita cercando di realizzare qualcosa!»
Naturalmente queste riflessioni sono un’ispirazione per l’artista: «Anche se mi guadagno da vivere con la mia arte, per me resta fondamentale la domanda relativa a cosa voglio raggiungere e comunicare con le mie opere.»
Alcune delle risposte si possono trovare andando a vedere il murales a Erlenmatt.
«Essere incaricato dalla città non è solo un grande onore, ma anche una sfida. E questa sensazione non mi ha bloccato, anzi mi ha spinto a dare il meglio di me. Inoltre, è stato meraviglioso vedere i vicini che passavano per fare due chiacchiere con me e mi portavano il caffè, e i bambini seduti per terra a dipingere con me.»
Nostalgia di fronte a Tinguely
La prima volta a Basilea è stata nel 1984, solo per una visita. «Ricordo ancora bene quanto rimasi affascinato dalla Fontana di Tinguely nella Theaterplatz», racconta mentre dà un morso con gusto alla sua pide con feta e spinaci nel ristorante Bon Goût aperto da poco nella Feldbergstrasse.
«Anche oggi provo qualcosa di speciale quando guardo questa fontana che rappresenta proprio il mio obiettivo: portare l’arte tra la gente. In modo che tutti coloro che lo desiderano, possano apprezzarla. Anche chi non può permettersi di pagare il biglietto del museo.»
Fontana di Tinguely © Basel Tourismus
Fontana di Tinguely © Theater Basel
Nel 1996, Eddie fu invitato a Basilea dalla Fondazione Christoph Merian in occasione del programma semestrale di scambio internazionale di atelier e qui, dopo undici anni, incontrò di nuovo la sua attuale moglie Catherine che aveva conosciuto durante un viaggio in Indonesia. I due si innamorarono. «Nel 1997 decisi di trasferirmi in Svizzera e di sposarla.»
Anche se l’uomo che si alza al più tardi alle cinque del mattino e tutti i giorni prepara il caffè a Catherine, alla sera è stanco; anche se la sua arte con l’avanzare dell’età diventa sempre più diretta e più franca: «Dentro di me mi sento ancora giovane!» Ma questo non significa che voglia rimanere giovane a tutti i costi: «Mi sto semplicemente godendo la vita! Voglio divertirmi, bere una birra e andare ai concerti Heavy Metal.» (ride)
«Dentro di me mi sento ancora giovane!» Eddie Hara
L’artista ama particolarmente andare nei piccoli locali, come la Kaserne Basel, lo Schall und Rauch, o il Quarterdeck. La sua band preferita di Basilea sono i Lombego Surfers. «Per una città delle sue dimensioni, Basilea ha una vita notturna molto movimentata! Mi fa molto piacere che i giovani siano così all’avanguardia e così vivi.»
Anche la generazione più giovane della scena artistica è caratterizzata da un certo movimento. «I giovani viaggiano di più e ricevono più impressioni. Direi che c’è ancora speranza per la generazione Z», afferma Eddie facendo l’occhiolino da dietro i suoi occhiali tondi.
Eddie 2025 a Basilea
Eddie Hara è molto entusiasta della collaborazione con il fashion label Tarzan, che quest’estate lancerà una collezione con i suoi motivi.A giugno parteciperà a una mostra collettiva all’Eleven Ten Studio di Basilea. Eddi prova una profonda ammirazione per i suoi colleghi e artisti locali Ado & Comenius, che quest’autunno ospiteranno una sua mostra esclusiva nella loro galleria di Spalenberg.
Eddie Hara | ArtstübliCollaborazione con Basel Happens
Vorreste conoscere altre interessanti personalità di Basilea? Dal 2017 la nostra giornalista Valérie Ziegler, insieme al fotografo basilese Oz J Tabib, racconta la sua Basilea preferita sul canale Instagram «Basel Happens». Scoprite luoghi, personaggi e progetti stimolanti e individuali!