Custodi della storia
Valérie Ziegler, nuage
Chi entra dall’anonimo ingresso «underground» in Tellplatz difficilmente si aspetta di trovarsi pochi passi dopo in atelier inondati di luce. Qui, nel deposito del Museum der Kulturen Basel, quattro restauratrici-conservatrici sono impegnate a dare un futuro al passato. Come direbbero loro stesse, con il loro lavoro non riparano, ma permettono di continuare a vedere e toccare con mano la storia.
La collezione comprende più di 340.000 oggetti, circa 900.000 fotografie e 400 filmati e registrazioni audio. La loro varietà è enorme, come la serie di sfide che il team di conservazione e restauro si trova ad affrontare.
Il team di conservazione e restauro, da sinistra a destra: Viera Kučera, Stephanie Wümmers, Rie Suzuki und Anne-Rose Bringel. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Nel deposito delle collezioni del Museum der Kulturen Basel, gli oggetti vengono preservati per il futuro. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
La conservazione e la manipolazione di tessili delicati richiedono particolare cura. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Mentre i restauri ripristinano parzialmente la stabilità o la forma perduta e intervengono sulla sostanza, la conservazione ha soprattutto l’obiettivo di preservare lo stato dell’oggetto con misure preventive. Nella pratica, i due settori spesso si intrecciano.
Da inizio anno quattro donne condividono la direzione: Anne-Rose Bringel è specializzata in tessuti, Rie Suzuki in superfici dipinte, Viera Kučera in materiali inorganici come pietra e ceramica, e Stephanie Wümmers in oggetti organici. Insieme sono un esempio delle mille sfaccettature della loro professione: le scienze naturali e dei materiali si fondono con la storia e gli studi culturali.
Con cura e attenzione
Nell’atelier di Anne-Rose e Rie ci sono tessuti, utensili e oggetti provenienti da tutto il mondo. Le due donne condividono questo spazio. «Per fortuna abbiamo gli stessi gusti musicali», dice Anne-Rose sorridendo.
Anne-Rose lavora per il museo da 13 anni. Davanti a lei ci sono tessuti provenienti da India, Africa e Giappone che sta preparando per due mostre: «Verwoben, verflochten, verknüpft», che verrà inaugurata ad agosto, e «Tie-dye», in programma a settembre.
Dopo aver ripristinato la forma originaria, Anne-Rose lascia asciugare i tessuti e li fotografa. «Documentiamo lo stato di tutti gli oggetti per iscritto e con fotografie, sia prima che dopo un eventuale intervento di conservazione o di restauro. È molto importante».
Anne-Rose è responsabile dei tessili provenienti da tutto il mondo. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Ogni oggetto tessile viene osservato attentamente per comprenderne il materiale, lo stato di conservazione e le tracce della sua storia. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
In atelier, gli oggetti vengono esaminati, documentati e preparati per le mostre. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
L’intenso lavoro di restauro e conservazione per le mostre del Museum der Kulturen Basel inizia spesso già un anno prima.
A essere particolarmente delicato è il lavoro con materiali fragili come la seta. Spesso bisogna ripristinare la forma originaria dei tessuti senza cancellarne la storia. «Le opere d’arte devono essere trattate come le persone anziane, ossia con molta cura e attenzione», afferma Anne-Rose.
Questa idea attraversa tutto il lavoro del team. Le tracce di usura, ad esempio, non vengono eliminate, ma per quanto possibile conservate. Che si tratti di scolorimento o usura, «il nostro obiettivo non è riparare le cose, ma preservarne e mostrarne la storia».
«Il nostro obiettivo non è riparare le cose, ma preservarne e mostrarne la storia.» Anne-Rose
Al tavolo accanto ad Anne-Rose, Rie sta lavorando a una lanterna di carnevale deformata. Il suo compito è scoprire com’era la forma originaria e conservarla nel modo più delicato possibile per la collezione. In generale, lo studio è un elemento centrale del suo lavoro. Prima ancora che venga effettuato qualsiasi intervento di conservazione, le restauratrici-conservatrici esaminano attentamente ogni oggetto.
Sul secondo piano di lavoro di Rie ci sono raffinati utensili giapponesi in legno e metallo. Alcuni sono così antichi che persino il loro utilizzo originario non è sempre chiaro. Rie e le sue colleghe si interrogano anche sulle tracce presenti sugli oggetti: si tratta di segni di usura o di danni? Domande decisive per stabilire come trattare gli oggetti.
Quanto basta
Dal 2024 anche Viera fa parte del team. La restauratrice di materiali inorganici sta lavorando a ceramiche sudamericane che saranno prestate per una mostra a Zurigo. Davanti a lei c’è un recipiente di circa 2500 anni fa proveniente dall’attuale Ecuador, su cui spiccano dei fori: una testimonianza di precedenti riparazioni o restauri. «In passato i recipienti rotti venivano tenuti insieme, ad esempio, con l’aiuto di questi fori e di un filo», spiega. Oggi questi interventi invasivi non verrebbero più effettuati. Ci si ispira alla filosofia del «quanto basta».
Viera con un recipiente di 2500 anni fa. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Viera (a sin.) e Stephanie lavorano su oggetti i cui materiali pongono esigenze molto diverse. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Strumenti fini, ausili di misurazione e piccoli accessori sono pronti per il lavoro su oggetti delicati. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Pennelli, lente d’ingrandimento e strumenti di misurazione fanno parte del lavoro quotidiano di conservazione e restauro. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Spesso, però, le sfide principali non sono di natura tecnica, bensì etica. «Chi decide come conservare un oggetto?»: secondo Viera, sfide come queste sono sempre state fonte di accesi dibattiti.
Sentire le cose
Lavorare a oggetti millenari è una delle attività che la tocca più nel profondo: «Tutte le volte che lavoro a questi oggetti mi emoziono. Ogni tanto credo davvero di percepire la persona che ha originariamente realizzato l’oggetto».
«Tutte le volte che lavoro a questi oggetti mi emoziono. Ogni tanto credo davvero di percepire la persona che ha originariamente realizzato l’oggetto.» Viera
Nonostante la luminosità delle stanze, spesso si lavora al buio. Come spiega Stephanie, collega di Viera, la luce del giorno è bella per lavorare, ma allo stesso tempo è uno dei più grandi nemici dei materiali delicati.
Sa bene di cosa parla. Dopotutto si occupa di materiali organici. Al momento sta effettuando interventi di conservazione su parrucche giapponesi storiche in crine di cavallo e ne documenta lo stato. Verranno prestate a un altro museo.
Stephanie sta attualmente conservando storiche parrucche giapponesi in crine di cavallo. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Documentazione di una parrucca in crine di cavallo. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
Tre parrucche in crine di cavallo. © Basel Tourismus, Oz Jacob Tabib
È la vitalità di questi oggetti organici ad affascinarla in modo particolare: «A volte lavoriamo per così tanto tempo e così a fondo a un oggetto che si crea un certo legame di vicinanza con esso e con le persone che ne definiscono la storia».
«A volte lavoriamo per così tanto tempo e così a fondo a un oggetto che si crea un certo legame di vicinanza con esso e con le persone che ne definiscono la storia.» Stephanie
Percepire un oggetto in qualche modo può però anche essere una sfida. Anne-Rose ricorda alcune sculture provenienti dal Congo associate a pratiche magiche. «Lavorando a queste sculture mi sono sentita molto a disagio e sono stata felice di essermene liberata dopo poco».
La storia ha bisogno di tempo
Veniamo attratti quasi magicamente da una gigantesca pelle di mucca dipinta proveniente dall’Africa e inserita di recente nella collezione. Dopo un’attenta analisi, Stephanie ha lentamente inumidito la pelle e ne ha ripristinato la forma con accuratezza: un processo che richiede tecniche speciali, delicatezza e pazienza.
Non ci si deve mai far prendere dalla fretta. A volte, come racconta Anne-Rose, si decide quindi consapevolmente di non includere un oggetto in una mostra. Non tutto può essere conservato o restaurato con responsabilità entro il tempo disponibile.
Parlando con queste quattro donne, ci si accorge subito che il loro lavoro è frutto non solo di conoscenze e precisione, ma anche di passione e dedizione. In queste stanze la storia è tutt’altro che passata. Continua a vivere.
Deposito delle collezioni del Museum der Kulturen
Nel deposito delle collezioni del Museum der Kulturen Basel vengono custoditi, studiati e preservati per le generazioni future oggetti provenienti da tutto il mondo. Il team di conservazione e restauro si occupa di tessili, superfici dipinte e materiali organici e inorganici. Con competenza, cura e rispetto per le tracce del tempo, le conservatrici-restauratrici rendono visibili le storie che continuano a vivere negli oggetti.
Alla collezioneCollaborazione con Basel Happens
Vorreste conoscere altre interessanti personalità di Basilea? Dal 2017 la nostra giornalista Valérie Ziegler, insieme al fotografo basilese Oz J Tabib, racconta la sua Basilea preferita sul canale Instagram «Basel Happens». Scoprite luoghi, personaggi e progetti stimolanti e individuali!